LE
DIECI CAPPELLE DI VALLOMBROSA
Dieci, come i Dieci Comandamenti,
dieci
macchie bianche, immerse
nel
verde intenso della foresta,
dieci
candidi simulacri di fede
e di
cristiana pietà,
che
fissano i punti sacri
della
mistica Vallombrosa,
dalla
Cappella del Masso del Diavolo,
ove
la rupe e il precipizio sono stati santificati
dalla
imperitura Croce di Cristo,
alla
Cappella di San Torello,
candida chiesina uniforme,
ove
Giovanni Gualberto incontrò altri eremiti,
che
lì avevano le loro celle,
e ove
sorse un Oratorio,
dalla
Cappella del Masso di San Giovanni Gualberto,
avente un mirabile arco frontale,
mentre una iscrizione e una immagine
ricordano il prodigio
del
masso trasformatosi in cera,
per
salvare San Giovanni Gualberto,
scaraventato giù dal Demonio nella scarpata,
nell’Anno Domini 1024,
alla
suggestiva Cappella delle Colonne,
situata sulla strada per il Casentino,
da
cui ci sorridono il solingo Eremo di Camaldoli
e il
possente, granitico Santuario de La Verna,
Cappella caratterizzata da eleganti colonne,
che
sorreggono il loggiato,
e
all’interno un altare in pietra,
il
tutto edificato nel 17° secolo,
dalla
Cappella del Beato Migliore,
sorta
anch’essa nel diciassettesimo secolo,
accanto alla povera grotta
nella
quale visse e morì il Beato Migliore,
alla
cui dipartita le campane dell’Abbazia
si
misero a suonare da sole,
per
annunziare la morte del monaco,
che
fu trovato immobile
nel
devoto atto di pregare,
alla
Cappella di San Girolamo,
sorta
pure nel diciassettesimo secolo,
con
un vivido arco a tutto sesto,
poggiato su decorative lesene,
e
all’interno un altare in pietra,
sormontato da un antico tabernacolo
ornato di sculture,
mentre due leggiadre colonne ingentiliscono l’ambiente,
dalla
Cappella di Santa Caterina,
edificata nel diciassettesimo secolo,
dedicata a Santa Caterina di Alessandria,
sede
di antichi eremiti,
con
un pio altare in pietra,
circondata da un basso muretto perimetrale,
al
Tabernacolo di San Sebastiano, dedicato
al
giorno di San Sebastiano del 1348,
in
cui due monaci appestati lì persero la vita,
senza
contagiare i confratelli della vicina Abbazia,
dalla
Cappella della Fonte di San Giovanni Gualberto,
luogo
di penitenza, sorto
vicino all’Abbazia e alla Fonte,
riservato soprattutto alle donne,
ove
San Giovanni Gualberto
bagnava i piedi ed il corpo
nell’acqua della fonte miracolosa,
segno
di prodigiosa guarigione
per
molti infermi,
sino
alla ieratica Cappella del Faggio Santo,
ultima della serie,
ma
prima per importanza
e per
significato etico e spirituale,
punto
focale della storia Vallombrosana,
con
l’incontro tra Giovanni Gualberto
e il
miracoloso Faggio Santo,
punto
d’inizio della Sacra Abbazia,
e
punto universale di unione
tra
pura natura e Dio Supremo!...
Fulvio
Castelli
Firenze 2011